In un clima di intenso raccoglimento e partecipazione,
si è svolto la sera del 22 marzo 2026, presso la chiesa di Santo Stefano Protomartire (Purgatorio), il concerto “Le marce della Passione”, eseguito dalla Banda Musicale “Vincenzo Maria Pintorno” sotto la direzione del Maestro Andrea Cangelosi. Un appuntamento ormai atteso e sentito dalla comunità, capace di intrecciare tradizione, spiritualità e memoria collettiva, inserendosi nel tempo liturgico che conduce alla Pasqua: passaggio simbolico e universale dalle tenebre della morte alla luce della Resurrezione.
La serata ha proposto un repertorio interamente dedicato alle marce funebri, un genere profondamente radicato nella cultura del Sud Italia e intimamente legato ai riti della Settimana Santa, in particolare alla suggestiva e solenne processione del Venerdì Santo. Spesso relegato, a torto, a un ruolo marginale, questo linguaggio musicale si è rivelato invece, ancora una volta, ricco di valore artistico e umano: autentiche “piccole sinfonie” nate da un’attenta ricerca armonica, melodica e contrappuntistica, capaci di dare voce ai moti più profondi dell’animo.
Le marce funebri, infatti, affondano le loro radici in una tradizione secolare che risale al Seicento e che ha conosciuto il suo massimo sviluppo nell’Ottocento, coinvolgendo anche grandi compositori della musica colta europea. In esse convivono il dolore della Passione di Cristo e le esperienze personali di perdita e nostalgia, trasformate in suono. Il loro andamento lento, cadenzato e intenso accompagna l’ascoltatore in un percorso emotivo che dalla sofferenza conduce, quasi impercettibilmente, a una forma di consolazione e speranza. Non è un caso che queste musiche accompagnino da sempre i cortei funebri: esse aiutano a elaborare il lutto, a interiorizzare la perdita, a condividere il dolore in una dimensione comunitaria.
Il concerto si è aperto con “Povera” di Vincenzo Cecere, un brano di grande intensità che ha immediatamente immerso il pubblico in una dimensione meditativa. A seguire, “Venerdì Santo” di Nino Ippolito ha evocato con forza il mistero della Passione, restituendo un’atmosfera di profonda spiritualità. In quel momento, le parole di Sant’Agostino – “La morte non è niente… sono solo passato dall’altra parte” – sono risuonate con una forza ancora più intima, quasi sussurrata al cuore di ciascuno, trasformandosi in un conforto profondo: l’idea che gli affetti non si spezzano, ma continuano a vivere, anche oltre ciò che i nostri occhi non possono più vedere.
Il programma è proseguito con “Pianto Italico” di Giovanni Battista Frosali, nella versione adattata da Valentino Lotta. Compositore attivo nell’Ottocento e autore di importanti studi per strumenti a fiato, Frosali ha lasciato un’eredità significativa nel repertorio bandistico. Alcune sue marce, tra cui quelle eseguite ancora oggi durante la storica processione dei Misteri di Trapani, testimoniano la forza di una tradizione che continua a vivere nel presente, rinnovandosi senza perdere la propria identità.
Particolarmente significativa è stata poi l’esecuzione di “Sulla Croce”, composizione dello stesso Maestro Andrea Cangelosi, ispirata alla toccante processione del Venerdì Santo di Cefalù. In questo brano, la musica si fa racconto drammatico: le note sembrano restituire le immagini della Passione, dalla flagellazione al dolore estremo, in una narrazione sonora capace di scuotere profondamente l’ascoltatore e di condurlo dentro il mistero della sofferenza redentrice.
A chiudere la serata, “Piccoli Angeli” di Raffaele Iacono, primo premio al Concorso di Mottola 2014, ha rappresentato uno dei momenti più intensi e toccanti dell’intero concerto. Una composizione che parla attraverso i silenzi, che custodisce ciò che le parole non riescono a esprimere: il ricordo di vite appena sbocciate, interrotte troppo presto. In ogni nota si percepiscono echi lontani, risate, sogni, frammenti di vita ma anche una luce sottile, quasi impercettibile, che suggerisce una presenza diversa, non più visibile ma ancora viva. La musica diventa così un ponte tra assenza e memoria, tra dolore e amore, insegnando che anche il silenzio può avere un suono.
Il concerto ha assunto quest’anno un significato ancora più profondo. Dopo due anni, il Centro di Cultura “Polis Kephaloidion” si è ritrovato unito nel dolore per la prematura scomparsa di Totò Portera, ricordato insieme al fratello gemello Pasquale, di cui ricorreva recentemente l’anniversario. Un pensiero commosso è stato rivolto anche al professore Domenico Portera, nel ventesimo anniversario della sua scomparsa, che ricorre proprio oggi, 24 marzo. In questo clima così denso di emozioni, ogni nota è sembrata nascere dal cuore, trasformandosi in preghiera silenziosa e sincera; ogni melodia ha avuto il sapore di una carezza, di una presenza che resta. La musica, ancora una volta, ha saputo colmare le distanze, unendo ciò che la vita separa e stringendo tutti in un unico, profondo abbraccio.
Al termine della serata, il presidente Massimo Portera ha preso la parola, ringraziando l’amministrazione comunale – rappresentata per l'occasione dal vicesindaco Rosario Lapunzina e dall’assessore Francesca Mancinelli – per la costante vicinanza e il sostegno alle iniziative culturali promosse dall’associazione, insieme a Don Francesco Lo Bianco per l’ospitalità concessa.
Un ringraziamento sentito è stato rivolto anche a quanti hanno dimostrato affetto e solidarietà alle famiglie Portera-Rinaudo in queste settimane segnate da un dolore profondo.
Il concerto si è concluso con l’invito al prossimo appuntamento del 28 marzo, dedicato alla rappresentazione sacra de “La Passione di Cristo”.
Una serata intensa e carica di significato, in cui la musica ha rivelato ancora una volta la sua essenza più autentica: dare voce al dolore, trasformarlo in bellezza e custodire, nel tempo, ciò che non può essere dimenticato.

