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Unione Apostolica del Clero: Ricordando don Lorenzo

In ricordo del caro e grande Padre Lorenzo, nel primo mese dalla sua nascita al Cielo:
5 dicembre 2021 - 5 gennaio 2022.

Ut Unum sint”
UNIONE APOSTOLICA DEL CLERO
CEFALU’
“Non recedat memoria eorum”
Ricordando don Lorenzo Marzullo, morto il 5 dicembre 2021
Memoria eorum, qui nos beneficiis affecerunt sempiterna erit”
(Il ricordo di coloro che ci hanno beneficato sarà eterno).

Cari fratelli e sorelle, nella mattinata di domenica 5 dicembre 2021 – seconda Domenica di Avvento – a soli 66 anni e 40 di Sacerdozio, il nostro carissimo padre Lorenzo Marzullo, circondato dall’affetto delle sue sorelle, dei suoi cognati e dei suoi cari nipoti, e di qualche confratello Sacerdote, ha concluso, nella sua casa natia di Castelbuono, il suo pellegrinaggio terreno.
Era nato a Castelbuono il 2 maggio 1955 dai genitori Giuseppe e Vincenza Gentile. Secondo di tre figli: Enza e Maria Antonietta. Sin da bambino sentì forte il desiderio di consacrarsi al Signore per il bene dei fratelli. Così all’età di 11 anni, ovvero in prima media, entrò nel Seminario Vescovile di Cefalù. Frequentò il liceo classico Mandralisca. Dopo il diploma proseguì gli studi di teologia presso l’allora Istituto “San Giovanni Evangelista” in Palermo. A poco più di 26 anni, il 24 ottobre del 1981, insieme a don Pino Vacca da Isnello, nella cattedrale di Cefalù, venne ordinato Sacerdote per l’imposizione delle mani dell’allora Vescovo S.E.R. Mons. Emanuele Catarinicchia.
Novello Sacerdote fu mandato a Collesano dove ha svolto le primizie del suo ministero collaborando con il compianto Parroco, Mons. Angelo Onorato. Nel 1984 fu trasferito a Caltavuturo, per coadiuvare il Parroco, Mons. Santino Di Gangi che, insieme al compianto don Vincenzo Di Paola, si prodigavano per servire, in modo sinodale, le tre Comunità di Caltavuturo, Sclafani e Scillato. Una fraternità sacerdotale, di cui faceva parte anche il compianto don Giuseppe Guarnieri, ormai anziano e ammalato, nella quale si manifestava la bellezza della comunione che risultava di esempio edificante sia per la gente sia per il presbiterio diocesano.
Dal 20 ottobre 1990 sino al 2010, ovvero dopo il trasferimento di don Santino Di Gangi a Cefalù, è stato Parroco di Caltavuturo per ben 20 anni. In quella Comunità, il giovane Lorenzo, ha dato il meglio delle sue doti sacerdotali. Si è prodigato per le varie attività pastorali promosse in favore dei ragazzi, dei giovani, delle famiglie e degli anziani. È stato premuroso verso i poveri e verso gli ammalati. Si è impegnato anche nella conservazione e nella valorizzazione dei beni culturali ecclesiali del paese. La sua è stata un’azione pastorale moderna e al passo con i tempi, cercando di valorizzare al meglio e al massimo il laicato.
Nel 2010, spinto da un forte desiderio missionario, ha chiesto al Vescovo di lasciare Caltavuturo per andare in Ecuador, in una delle Missioni curate dai Padri Giuseppini. Nel 2014, dopo quattro anni di intensa esperienza missionaria, rientrato in Diocesi, si stabilì a Castelbuono, dove venne nominato dal Vescovo, Mons. Vincenzo Manzella, Rettore della Chiesa dell’Itria, nel pieno centro del paese. In quella Chiesa, dopo qualche anno della sua presenza, fu istituito un centro Caritas inter-parrocchiale, benedetto dal Vescovo Giuseppe, denominato "La Locanda del Buon Samaritano", per venire incontro alle diverse povertà e fragilità presenti in paese. Nel frattempo il terribile male, che incalzava prepotentemente e che lui chiamava “Sbirulino”, lo costrinse a delle cure dolorose e penose con i diversi cicli di chemioterapia e di radioterapia e con i diversi ricoveri presso l’ospedale di Cefalù.
Nell’ultimo anno, e precisamente dalla Pasqua del 2021 sino alla morte fu costretto, per ben otto mesi, a restare in casa immobile a letto, con dolori atroci, sopportati con pazienza umana e serenità cristiana. In questo tempo di degenza a casa è stato accudito teneramente dalle sorelle, dai cognati e dalle nipoti. Padre Lorenzo ogni giorno si è nutrito del “Pane vivo disceso dal cielo” che gli veniva portato dal carissimo padre Santino Di Gangi, con il quale si intratteneva a dialogare su diversi temi di attualità e di spiritualità, oltre che sull’imponente figura del caltavuturese Mons. Mariano Campo, che speriamo possa raggiungere la Gloria degli Altari.
Nel tempo della malattia, Lorenzo ha fatto sue le parole del sevo di Dio don Tonino Bello, di cui era molto affascinato del suo pensiero e del suo esempio; ed era, altresì, contento che presto sarà proclamato Beato: «La malattia non è frutto dei nostri peccati personali, diceva don Tonino. Perché il Signore non dà la sofferenza e il dolore a seconda dei meriti o dei demeriti di una persona. Tutto ciò che riguarda la sofferenza è un mistero che ci trascende e va oltre di noi».
A tal proposito, voglio riportare quanto scritto da don Lorenzo il 3 dicembre 2021, appena due giorni prima di morire, nella sua pagina facebook, che era diventata la finestra attraverso la quale rivolgeva i suoi pensieri spirituali a tutti coloro che, da diverse parti del mondo, erano diventai i suoi amici virtuali:
«CARI AMICI, IN PUNTA DI PIEDI, VOGLIO CONDIVIDERE CON VOI IL GRANDE DONO CHE IL SIGNORE MI STA OFFRENDO NEL DARMI L’OPPORTUNITA’ DI VIVERE IL MIO PRESBITERATO IN UNA “CHIESA” IL CUI NOME E LA CUI CONFORMAZIONE E’ QUELLA DELLA “STANZA DI UNA CASA” E LA “CONDIVISIONE EUCARISTICA” ASSUME LA DIMENSIONE DEL DIGIUNO E DEL RITORNO ALLA SUA ESSENZIALITÀ!!
Ormai da circa 8 mesi che, a causa degli effetti collaterali di un ciclo di chemio, sono costretto a stare a casa con una forte debilitazione fisica. In questo tempo non sono stati pochi coloro che, spinti da sincero affetto, tra l’altro, mi hanno chiesto se mi mancava sia la presenza fisica in un luogo di culto (chiesa), sia la celebrazione eucaristica. A questa domanda non penso di dovere e potere dare, come risposta, un semplice “si” o “no”. Vorrei invece dire, con immensa gioia interiore, che questa condizione mi sta facendo vivere una dimensione nuova ed affascinante del mio presbiterato. La chiesa edificio, che molto spesso si rivela distraente, è stata sostituita dalla ben più sobria ed essenziale stanza da letto. Ma, soprattutto, la celebrazione liturgica dell’Eucaristia, che rimane la fonte ed il culmine della nostra vita di discepoli di Cristo, sto cercando di viverla, per quanto mi è possibile, in una dimensione nuova che mi nutre profondamente il cuore e che penso possa essere gradita a Dio.
Essa si articola e si nutre sia nella dimensione della Parola, che della Condivisione di una presenza che sa andare oltre la mediazione della materia. La Parola riconquista il fascino della bella “chiacchierata”. Col Padre, che filialmente ritorni a chiamare semplicemente “Papà”, affidi l’orecchio del tuo cuore, per poi, con semplicità e spontaneità, intessere con Lui confidenziali colloqui d’amore. Col Figlio, che percepisci sempre più come il “fratello” e che ha deciso di starti accanto per essere la tua VIA, VERITA’ e VITA, con profonda gratitudine ti accosti per condividere, nella mensa del suo cuore, il prezioso dono della sua azione di Salvatore e compagno di viaggio. Con lo Spirito, con delicatezza, elevi la tua invocazione perché non ti faccia mancare mai il respiro divino e ti conceda la saggezza di saper infondere in chi ti sta accanto la volontà di farsi respiro divino che riesce a dare vita a questa, a volte, arida nostra umanità.
La Condivisione eucaristica, che a volte, sia per noi presbiteri che per il popolo santo di Dio, a causa della routine e della abitudinarietà, rischia di perdere la sua efficacia. Come era usanza, e lo è ancora in certe comunità, sto percependo un grande beneficio da questo digiuno eucaristico, che mi sta facendo re-innamorare del banchetto eucaristico come memoriale della Cena pasquale.
Per concludere, voglio ancora sottolineare come ogni esperienza che la vita ti riserva, alla fine è un meraviglioso regalo che il buon Dio ti offre per darti una nuova opportunità. E, scusatemi se sento, fraternamente, di dire ai miei confratelli e al popolo santo di Dio: “non perdiamoci dietro a inutili ed insensate polemiche sull’orario della Messa della notte di Natale e su altre questioni che non sono strettamente legate all’essenzialità della logica evangelica. Presbitero Lorenzo».
Proprio in quella stanza da letto, che era diventata la “sua Chiesa domestica”, il 24 ottobre 2021 padre Lorenzo, adagiato con la stola nel suo letto di dolore, ha celebrato, insieme a don Pino Vacca, suo compagno di Ordinazione, e poi anche insieme a don Santino Di Gangi, a don Francesco Casamento e a don Marcello Franco, il 40° anniversario della sua Ordinazione Presbiterale. In quel-la lieta ricorrenza, segnata dal dramma della sua malattia, ci ha offerto un’altra bella testimonianza che voglio riportare testualmente:
«ANNIVERSARIO ORDINAZIONE 24 OTTOBRE 1981 - 24 OTTOBRE 2021.
Sono passati 40 anni da quando, per l'imposizione delle mani del carissimo vescovo Emanuele Catarinicchia, ho ricevuto il prezioso dono del presbiterato. Da quel momento Tu, SS. TRINITÀ, ti sei resa presente nella mia vita attraverso la magnificenza del tuo amore. Pertanto, sento vivo il desiderio di rendere lode a te, o PADRE, per avermi introdotto, alla maniera degli antichi Patriarchi, Profeti e Re, nel simbolico tempo descritto dal numero 40, ovvero in quel percorso spirituale, che permette ai tuoi figli di sperimentare il raggiungimento della pienezza della condivisione e della conversione. Profonda gratitudine anche a te, o FIGLIO, per aver offerto la tua disponibilità a renderti modello di come nell'umano si può realizzare il delicato ed efficace ingresso del divino. Sento ancora viva la tua presenza, quando, disteso ai piedi dell'altare, ho percepito il calore della tua vicinanza, che mi suggeriva di partecipare al tuo sacerdozio nella posizione di chi si abbassa per abbracciare e condividere i bisogni della "madre terra" e non porsi sugli alti pulpiti di uno sterile clericalismo.
In quel momento mi hai fatto percepire che il mio carisma avrebbe dovuto avere due punti di riferimento: LA STOLA ED IL GREMBIULE, ovvero quegli elementi simbolici che il tuo grande amico Tonino Bello avrebbe indicato come elementi indispensabili per l'esercizio della spiritualità presbiterale. Ed infine lode e onore a te, o SPIRITO SANTO PARACLITO, che, con il tuo "soffio divino", hai saputo indicarmi il cammino dell'amore.
Ogni mia invocazione ha trovato in te un attento ascoltatore, che l'ha saputa vivificare con i tuoi santi sette doni. Senza questa tua discreta ed efficacentissima presenza il mio pellegrinaggio presbiterale chissà dove mi avrebbe condotto.
Pertanto, dal profondo del mio cuore voglio dirti: "grazie, grazie, grazie". E come accennavo all'inizio, da quel 24 ottobre 1981 sono passati 40 anni e quindi la mia esperienza presbiterale coincide con quel percorso simbolico a cui TU, SS. TRINITÀ, hai voluto attribuire il valore di un pellegrinaggio necessario per poter sperimentare la bellezza e la profondità del "tutto è compiuto".
Pertanto, carissimi PADRE, FIGLIO E SPIRITO a voi gloria, onore e benedizione perché mi state concedendo il privilegio di potermi tuffare nel meraviglioso mistero della Pasqua. Una Pasqua che può essere sperimentata sia nella dimensione della terrenità, che in quella dell'eternità. Su quale dovrà essere il percorso riservato a me, lascio fare a voi, invitandovi a starmi sempre accanto. In qualsiasi caso oggi mi sento pronto ad unirmi al vecchio Simeone e dirvi: "ora lascia, o SIGNORE, che il tuo servo vada in pace perché i miei occhi han visto la tua salvezza preparata da te davanti a tutti i popoli; luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele".
Ed ora chiudo offrendo l'ABBRACCIO del mio cuore innanzitutto a voi, fonte ed ispirazione di tutto il mio ministero ed a tutti coloro che, per mezzo vostro, ho incrociato in questi 40 anni. E, visto che in questo percorso, un ruolo preziosissimo lo hanno avuto i miei carissimi familiari, un GRAZIE IMMENSO lo voglio rivolgere a papà Giuseppe, a mamma Vincenza, alle sorelle Enza ed Antonietta, ai cognati Giuseppe e Peppe, alle nipoti Sofia, Irene, Laura ed Elisa. Presbitero Lorenzo, nel 40° anniversario dell'ordinazione».
Il 29 ottobre 2021, intorno alle ore 18,00, padre Lorenzo è stato raggiunto, tramite video-chiamata, da Papa Francesco, e il giorno dopo così scriveva: «ALLELUIA, ALLELUIA, ALLE-LUIA!!! Cari amici, ieri, alle ore 18,00, mentre, col cuore, mi preparavo a partecipare all’Eucaristia che stava per iniziare nella Chiesetta dell’Itria, mi squilla il telefono, era una videochiamata da parte di don Marcello, che mi comunicava che Papa Francesco desiderava farmi gli auguri per il 40° anniversario della mia Ordinazione Sacerdotale. Potete immaginare il mio stato d’animo quando viene inquadrato il sorridente volto del successore di Pietro. La prima cosa che mi assicura è la sua preghiera per il significativo e simbolico traguardo raggiunto e per la mia salute. A seguire mi chiede di pregare per lui. E quando gli dico di essere stato per alcuni anni missionario in Ecuador, mi fa cenno di esserne a conoscenza ed il suo sorriso diventa, oserei dire, celestiale. Infine mi impartisce la sua benedizione e, nel nome della SS.ma Trinità, ci congediamo. A conclusione di questo meraviglioso momento l’unica cosa che mi sento di dire è: "GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, CARISSIMO PAPA FRANCESCO"».
Subito dopo la morte, la Salma di padre Marzullo è stata trasferita nella Chiesa dell’Itria per la visita di parenti ed amici. La liturgia esequiale è stata celebrata lunedì 6 dicembre alle ore 15,00 nella Chiesa della Natività di Maria Vergine, ovvero la Madrice nuova, ed è stata presieduta dal nostro Vescovo, S.E.R. Mons. Giuseppe Marciante, il quale, nella sua commossa ed intensa omelia, ha ripercorso le varie tappe della vita e del ministero del nostro compianto Sacerdote.
Prima della celebrazione vi sono stati alcuni saluti e tra questi quello più toccante della sorella Enza che voglio riportare: «A Lorenzo! Il giorno del mio compleanno, amato fratello, mi hai detto: Non ti faccio un discorso, ma ti dico solo tre parole: Auguri, Grazie, Scusa, e poi le hai brevemente esplicitate. Oggi sono io che dico a te queste tre parole. Auguri, perché sei nella Pace e nella Gioia del Signore. Auguri, perché hai combattuto la buona battaglia, hai terminato la corsa, hai conservato la fede. Auguri, perché purificandoti nel crogiolo della sofferenza hai portato a maturazione il Germe divino in te. Auguri, perché puoi godere della luce di Dio di cui hai sperimentato nella tua vita l'amore incondizionato, vitale e liberante. Grazie, per il dono meraviglioso e prezioso che sei. dono di Dio che ti sei fatto dono ai fratelli, a tutti: vicini e lontani, uomini, donne, bambini, giovani, adulti, di vari colori, sani, malati, santi e peccatori. Grazie, perché sei stato semplice, determinato nelle tue scelte e chiaro nel tuo parlare: sì, sì; no, no. Grazie, perché hai attinto sempre alla Sorgente divina in te, con il canto sulle labbra: "Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla". E non manchi di nulla: "Chi ha Dio non manca di nulla". Grazie, per i tuoi silenzi eloquenti e fecondi che sanavano con il tempo ferite e incomprensioni. Grazie, per il tuo sorriso e per i tuoi occhi buoni, capaci - come ha scritto Sofia nel libro che ti ha dedicato - di abbracciare il mondo. E il mondo lo hai abbracciato, quando assetato di Essenzialità hai condiviso quattro anni della tua vita con la bella e amata gente della foresta amazzonica. "Il mio bell’Ecuador", lo hai sempre chiamato e il tuo cuore palpitava di amore per questa porzione di terra, piccola ma estremamente meravigliosa, dalla quale - dicevi - tanto avevi ricevuto. Grazie, per il tuo ottimismo e umorismo. Quest'ultimo ti permetteva di sdrammatizzare sempre le situazioni o gli eventi difficili e preoccupanti, non ultimo il cancro, che sin dall'inizio hai chiamato Sbirulino e che invitavi a retrocedere. Sbirulino è avanzato alla grande, sembra che abbia avuto la meglio... No, non ha vinto. Ha avuto la meglio sul corpo, ma non ti ha mai, mai, mai rubato la fiducia in Dio, la pazienza, la gioia di vivere, la determinazione di un autentico combattente, sempre nella certezza che "il vivere è Cristo e morire è un guadagno"(Fil 1, 21). Grazie, perché sei stato un vero discepolo di Gesù, che hai seguito mettendo in pratica le sue parole: "Chi mi vuol seguire rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua". E lo hai seguito... sempre, consapevole che i pesi portati fortemente unito al tuo Maestro erano più leggeri e, pur col sudore della fatica sulla fronte, non hai perso mai la gioia, la serenità, la forza. Passiamo alle “scuse”. Per il mio compleanno dopo gli auguri e i grazie sei passato alle scuse. Dopo appena le prime due scuse mi sono alzata e ti ho abbracciato, entrambi con gli occhi umidi, per dirti: "Non mi devi chiedere alcuna scusa". Oggi tu non mi permetteresti di pronunciare nemmeno la parola. Allora io chiedo scusa a tutti, per le volte in cui non ho compreso, non ho aperto le porte del mio Cuore, non ho alzato lo sguardo "verso le cose di lassù", non sono stata docile al soffio dello Spirito, ma al soffio ingannevole della precarietà. Scusa a tutti, quando non sono stata strumento dell'amore di Dio e della sua misericordia. Sì, scusa a tutti, perché non siamo isole, ma siamo tutti intimamente collegati e quello che pensiamo, diciamo e facciamo ha una risonanza cosmica. Siamo nell'Unità della Vita, siamo immersi tutti nel respiro vivificante di Dio. Impegniamoci a sperimentare tutto questo, se vogliamo vivere una vita felice e feconda.
Adesso ringrazio di cuore, anche a nome dei miei familiari, il Vescovo, Mons. Giuseppe Marciante, i sacerdoti, i religiosi e le religiose presenti in vari modi, ma presenti; le Autorità, le Associazioni, i vari Gruppi e tutta la Cittadinanza presente non solo oggi, ma durante la malattia. Un grazie particolare a Padre Santino di Gangi, presente in maniera speciale ogni giorno accanto al letto, non di morte, ma di vita di Lorenzo. E un grazie particolare alla piccola ma preziosa, attenta e amorevole famiglia dell'Itria. Caro e amato Lorenzo, tutti siamo felicemente partecipi della dimensione di Luce e di Pienezza in cui adesso vivi».
Subito dopo la celebrazione la Salma ha raggiunto il locale Cimitero per essere tumulata nella Cappella dei Sacerdoti defunti.
Padre Lorenzo è stato un uomo di Dio e un uomo di Chiesa dal respiro veramente universale. Un uomo semplice e vicino alle fragilità degli uomini, soprattutto verso i più poveri. Desiderava, come più volte ci ha ribadito Papa Francesco, una Chiesa povera e per i poveri, una Chiesa vicina alla gente.
Grazie, caro Padre Lorenzo, per tutto quello che hai fatto nel corso della tua vita. Il Signore ti conceda di partecipare all’eterna liturgia degli Angeli e dei Santi in Paradiso da cui ti chiediamo di pregare e di intercedere per tutti noi.
Un cordiale saluto nel Signore
don Santino Scileppi
Cefalù, 13 dicembre 2021
(Nella festa di Santa Lucia, vergine e martire)

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