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L'anno del Padre

Carissimi, è l'Anno del Padre.

Il Padre cerca adoratori "veri", che lo adorino in Spirito e Verità (cfr. .Gv. 4, 23). Spesso ci sfugge il senso della preghiera "vera", che per essere "filiale" deve essere fatta nel Figlio, nel "nome" di Gesù, l'unico che ci ha rivelato il volto del Padre e in cui abbiamo accesso al Padre, l'unico che ci ha dato lo Spirito, principio della vita nuova e animatore del culto "vero" al Padre. Egli permea. tutta la Chiesa Corpo di Cristo e la mette in preghiera. E' Lui che prega in ciascuno di noi e ci mette in relazione comunionale con il Padre, il Figlio e Se Stesso.
Spesso ci sfugge il senso del "colloquio" che per essere vero, ha bisogno di conoscenza: conoscenza, nella luce dello Spirito, dei nostri limiti umani; dell'umiltà più profonda che ci fa partecipare dell'umiltà di Cristo; e ci mette a conoscenza della grandezza e dell'amore di Dio, compartecipata a noi dallo stesso Cristo.
Tutto questo comporta un profondo silenzio interiore. Diceva Gesù: "Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto, e il Padre tuo che vede nel segreto ti
ricompenserà" (Mt. 6,6). Il segreto della preghiera sta appunto nel "segreto", nel segreto della camera chiusa, nel segreto del cuore, il luogo inaccessibile agli altri, ed anche alla nostra ragione, e aperto solo a Dio; il luogo della "verità" il luogo della "decisione", dell'incontro con Dio.
Questo entrare nel profondo, dove sgorga l'acqua viva e dove la sete dell'uomo si incontra con la sete di Dio, non è facile, e bisogna lottare quotidianamente per raggiungere la profondità del pozzo e sostare in essa. La preghiera "vera" è allora frutto di un combattimento spirituale contro noi stessi, che siamo attratti dalla "periferia", dalla "superficie", dove giungono le voci allettanti della carne e del mondo, dove siamo invitati continuamente a fare altro, mentre l'opera principale è "fare" noi stessi e "farci" in Dio.
Cari fratelli, i pericoli che noi corriamo (noi chiamati ad essere uomini di preghiera, esperti di preghiera), sono principalmente due: le lunghe preghiere ripetute ogni giorno, recitate labialmente, a anche costruite da noi secondo modelli stereotipati, e le molte devozioni, rapide e superficiali. Li chiamo pericoli perché possono darci l'illusione di pregate "veramente" e possono essere come l'oppio che addormenta la preghiera e addormenta la vita spirituale, quando non la uccide. Incorriamo nel primo pericolo quando recitiamo senza viverle le preghiere prescritte o consigliate secondo il nostro stato di vita, o quando partecipiamo fiaccamente (anche come animatori) alle preghiere comunitarie di lode o di intercessione nelle nostre assemblee di preghiera. Si avverte subito quando la preghiera nasce, anche se stentatamente, dal cuore o quando è formulata dalla nostra ragione, permeata di concetti anche dottrinali e venata dal nostro sentimento. Le lunghe e belle preghiere non sono la "preghiera". E' interessante notare che nella S. Scrittura grandi personaggi come Mosè ed Elia, o come lo Stesso Gesù hanno in bocca preghiere brevi. Il Padre nostro e una preghiera breve, ma la più densa e completa: Gesù insegnandola agli apostoli, la opponeva alle lunghe preghiere degli "ipocriti" o dei "pagani", i quali credono di essere ascoltati a forza di parole" (Mt. 6, 7)
La preghiera breve, nei grandi personaggi di preghiera, è come un gettito d'acqua in un geyser, come un 'esplosione incandescente in un vulcano: sotto c'è una massa d'acqua bollente, o un magma di fuoco.
Carissimi fratelli, fissiamo gli occhi su Gesù, il vero adoratore del Padre. Lui era la preghiera vivente, e nello Spirito era un continuo immergersi nel Padre. Trovava nelle lunghe notti il tempo per pregare è alimentare la fiamma, trovava nella solitudine, nei luoghi deserti, il luogo dove sostare, lontano dal chiasso e dagli uomini per assorbire il Padre e parlare di Lui agli uomini. Questo luogo e questo tempo debbono essere trovati da noi ad ogni costo, pena il nostro esaurimento spirituale. La mancanza di entusiasmo, il raffreddamento nella carità fraterna, l'intiepidimento della nostra vita, il decadimento dei carismi dipendono dalla mancanza di preghiera personale. Le molte devozioni possono essere un sintomo di ritorno al passato, un rifugiarsi in pratiche che alimentano la nostra sensibilità, ma non alimentano la nostra "preghiera". Corriamo il rischio di ritrovarci a mani vuote a furia di fare atti di consacrazione, tridui, novene a tutte le "Madonne" e a tutti i Santi.
Chiediamo al Signore la "vera" preghiera, che se è un dono di Dio è anche un impegno duro da parte nostra.
Quello che dico a voi lo dico prima a me. Il primo a piangere sono io, che dovrei impiegare più tempo a pregare, che dovrei allontanarmi dalle persone e dalle cose per pregare.
Torno a ripetere che il segreto della vita nello Spirito è la preghiera personale, il segreto della nostra efficacia nell'azione è la preghiera personale, il segreto della nostra santificazione "senza la quale non c'è salvezza" (cfr. Ebrei ~12,14) è la preghiera personale.
La parola d'ordine, se così possiamo dire, per celebrare l'Anno del Padre e ritornare a Lui è e deve essere la preghiera personale.

Vostro carissimo
Padre Matteo La Grua

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