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“L'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore”

 

Domenica 19 Marzo - “L'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore”

(commento don Paolo Quattrone) 

Questa bellissima frase la troviamo nella prima lettura tratta dal primo libro di Samuele, ci ricorda che spesso noi umani ci limitiamo a restare in superficie e questo vale con le persone, con i problemi che si affacciano sulla nostra esistenza e con noi stessi e il rischio è quello di soffermarci solo sugli aspetti negativi, su ciò che non và in me, negli altri, nella vita.

Per andare in profondità occorre affidarci a Qualcuno di esperto nell’esplorare il cuore delle cose e cioè Dio perché se guardiamo la realtà sempre e soltanto da soli lo sguardo su di essa sarà distorto e superficiale.

In queste prime domeniche di Quaresima ci siamo guardati dentro alla luce di Dio e della sua Parola per scoprire che oltre alle nostre ombre vi sono le luci, che possediamo un giardino interiore con le sue zone aride e malmesse ma anche con le sue bellezze.

Solo in compagnia del Signore riusciamo a vedere meglio perchè ci libera dalla cecità così come Gesù fa con l’uomo cieco di cui leggiamo nel Vangelo.

Il contesto del brano è quello della festa delle capanne con la quale gli ebrei ricordavano e celebravano il Signore che aveva guidato il popolo nel deserto e si compivano due riti: i sacerdoti versavano per le strade l’acqua della piscina di Siloe per ricordare quella ricevuta in abbondanza dagli ebrei durante il loro esodo e la sera venivano spente tutte le luci di Gerusalemme ed accesi degli immensi bracieri sulla spianata del Tempio a ricordo della nube luminosa che guidò Mosè e il suo popolo.
E’ proprio in questo clima che Gesù dirà:

“Chi ha sete venga a me e beva” (Gv 7,37) e “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12).

Domenica scorsa abbiamo parlato dell’acqua dello Spirito Santo che possiamo attingere dal pozzo inesauribile che c’è nel nostro giardino interiore e che ci offre vitalità per affrontare le sfide e le responsabilità dell’esistenza;
in questa quarta di Quaresima ci soffermiamo invece sulla luce poichè nel brano di Giovanni vediamo che Gesù afferma: “Finché io sono nel mondo, sono *la luce del mondo” ed è per questa ragione che Lui solo è in grado di vincere le nostre cecità.

Cieco è chi non sa guardare in profondità per scoprire la presenza luminosa di Dio in sé, negli altri e nei problemi. Se invece esploriamo il nostro giardino interiore scopriremo che vi è un* luogo dove vi è un braciere, simile a quelli che si accendevano per la festa delle capanne a Gerusalemme, che arde ininterrottamente e che ha la funzione di illuminarci.
Quel braciere non ha bisogno di essere alimentato, dobbiamo solo levarci i salami dagli occhi per guardarci nel profondo e scoprire questa luce che ci abita per accostarci ad essa e permettere così al suo chiarore di raggiungere il nostro volto e questo accade tutte le volte che ci mettiamo in preghiera.

Per mille motivi sulla nostra esistenza può calare il buio e non vediamo più bene ma non dobbiamo dimenticare che nel nostro giardino interiore vi è un braciere acceso che può illuminarci per farci guardare la realtà un profondità e con altri occhi così come fa Dio, ovvio andando oltre i pregiudizi, soppesando i problemi per ciò che sono realmente senza ingigantirli, scorgendo anche i motivi di ringraziamento, accorgendoci che in ogni individuo vi è una luce e una presenza, avvertendo che nonostante il nostro buio che attraversiamo vi è Dio che ci guida e che rischiara le nostre tenebre così come ci ricorda questo stupendo passaggio del salmo 22:

“Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me”.

Pregare serve per vedere meglio, per vedere chiaro, per vederci sempre amati da Dio e per non vederci mai soli..

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